"Sai come la chiamava suo padre, il duca, da bambina?
Tinder, perchè si infiammava
come lo stoppaccio per accendere il fuoco."
Questa è una fiaba tributo alla più famosa "L'acciarino magico" di Hans Christian Andersen.
Una versione che pare un sogno, un viaggio onirico tra fantasia e realtà.
L'autrice mantiene i tratti principali della storia originale, arricchendola di particolari affascinanti e un po' creepy, supportata dalle atmosfere inquietanti e ammaliatrici dei disegni che accompagnano la narrazione.
Il nostro protagonista è un giovane soldato scampato alla morte venuta a chiedergli tributo e tratto in salvo da uno strano personaggio che gli fa dono di un paio di stivali per fuggire e di un sacchetto di dadi per scegliere di volta in volta la direzione da prendere. Lo lascia anche con una profezia.
Inizia così il vagabondare di Otto e le mille avventure per ritrovare l'amore e fuggire da continui pericoli.
La fortuna e la sfortuna saranno sue compagne e spesso una si muterà nell'altra o per essa si spaccerà traendo in inganno il giovane innamorato. I sogni e la realtà si fonderanno, confondendo Otto ed il lettore, trasportando entrambi in onirici viaggi tra la vita e la morte, la realtà e la follia, l'amore e la perdita di ogni speranza.
Un viaggio senza ritorno.
Inquietantemente splendida.
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