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Emily Carr. Maschere tribali. Segni.

Sabato mattina, andando verso il lavoro, mi son apparse queste facce. È sato come un dejavù. Un segno. Avevo appena lasciato il treno e la lettura del libro "L'amante dei boschi" di Susan Vreeland e mi son trovata davanti una foresta di maschere tribali. Facce che spuntano dal nero della foresta.  Un caso? Mi piace pensare che non sia così. Il libro in questione mi ha letteralmente travolta. Emily Carr, la pittrice protagonisa, ha un animo generoso ma indomabile e il suo amore per la cultura dei nativi canadesi è sconfinato.  Le descrizioni delle persone, dei riti e dei grandiosi pali totemici lasciano senza parole ma con la voglia di vedere, scoprire e conoscere. Con la consapevolezza che preservare il passato aiuta a costruire un futuro migliore. Mi ha smosso qualcosa dentro. E poi sono apparse le facce. Il caso non esiste.

Neve

Sta nevicando. Fiocchi bianchi e cicciotti vorticano silenziosi. Sono uscita di corsa dal lavoro, una deviazione rapida per poter fotografare il Duomo in versione "neve" e poi dritta a prendere il treno. Lo sguardo fisso fuori dal finestrino. Stregata. Io amo la neve. L'ho amata anche quando ha causato danni, quando ci ha fatti andare a sbattere, quando mi ha rovinato un compleanno per aver fatto cadere una persona che si è fratturata un femore a ottanta'anni! Appena il meteo annuncia possibili nevicate per me è gioia allo stato puro. Non sono una fanatica degli sport invernali. Sono una contemplatrice. La guardo e mi incanto. Mi attende un pomeriggio accanto alla finestra. Una tazza di tè caldo al bergamotto, le ultime pagine del libro "La parte più tenera" di Ruth Reichl e una coperta morbida e lanosa. Per oggi non mi serve altro.