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"I Watson e Emma Watson" Austen Jane & Aiken Joan





Un unico volume per il romanzo incompiuto di Jane Austen e il suo seguito scritto da Joan Aiken.

Iniziato intorno al 1803 e proseguito con non poche difficoltà, viene interrotto nel 1805 e messo da parte senza mai più essere ripreso, nonostante dal 1809, anno dell'insediamento definitivo nella quiete ispiratrice di Chawton, Jane riprese e revisionò alcune opere già scritte dando loro una versione definitiva.

I motivi per cui Jane Austen interruppe la redazione del romanzo non sono mai stati accertati. Forse fu a causa della morte paterna nel 1805.




Nel 1871, James-Edward Austen-Leigh, nipote di Jane Austen, nel libro dedicato alle memorie della zia, "A Memoir of Austen", pubblica per la prima volta il manoscritto incompiuto con il titolo "The Watson".

Nel 1996, Joan Aiken prova a completare l'opera di Jane Austen, con "Emma Watson".


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Finisce troppo presto la prima parte di questo romanzo. Quella originale. Scritta da Jane Austen nel suo stile ironico e brillante.

La giovane Emma, torna alla casa paterna, dopo esser stata cresciuta in modo agiato a casa di una zia. Trova ad accoglierla la gentile e dimessa Elisabeth, nubile sorella maggiore, che si occupa della casa e del padre malato. Di colpo si trova catapultata in un nuovo mondo fatto di usi, gerarchie e più modeste possibilità. L'occasione per esser presentata a questo nuovo mondo si presenta sotto forma di ballo. Un ballo a cui parteciperà anche la famiglia più facoltosa della zona, gli Osborne. Qui Emma darà prova di grazia e bellezza ed attirerà su di sè l'attenzione di molti gentiluomini, oltre allo sguardo sospettoso di molte gentildonne. 
L'arrivo di nuovi componenti della famiglia, la capricciosa sorella Margaret, ed il fratello Robert con la moglie Jane, sconvolgono l'equilibrio e l'intimità casalinga. Nei giorni dopo il ballo, Elisabeth ed Emma instaurano un ottimo rapporto d'amicizia e confidenza che viene prematuramente turbato dalla comparsa dei nuovi ospiti.

Jane Austen ci lascia con una Emma pensierosa.
Riflessioni sul futuro e sulla difficile permanenza nella casa natale turbano la ragazza. 
Il rimpianto generato dalla scelta dell'amata zia vela di tristezza la visione del futuro, così come l'arrivo della capricciosa Margaret e, quello temuto, di un ritorno di Penelope, la quarta sorella.




Joan Aiken riprende la narrazione dove è stata abbandonata dalla Austen.

L'inizio è un po' noioso, a causa della ripresa di temi e fatti presenti nel romanzo originale.

 Stonano qua e là accenni troppo legati all'epoca di Jane, come a voler introdurre elementi che facciano sembrare più verosimigliante la narrazione, ma creando in questo modo delle strane stonature. Non penso che certi termini così specifici venissero usati nella quotidianità per definire oggetti di uso comune. Non erano, a mio parere, necessari, soprattutto vista l'abbondanza di note alle quali è necessario rifarsi per avere un approfondimento del termine.

E' immediatamente percepibile un forte cambiamento nei toni delle sorelle.
Emma, con l'aggiunta in corsivo dei pensieri, è molto più schietta e, spesso, dura verso ciò che la circonda. Si possono rintracciare dei modi e toni molto moderni, lo stesso vale per le idee e le azioni di questa giovane donna che, a mio parere, vuole avvicinarsi come caratterizzazione a quell'autrice che ne delineò i primi tratti.
La complice alleanza che si crea subito con la sorella Elisabeth, in contrapposizione al resto della famiglia, ha vita breve. Questa, infatti, rivela un'animo mutevole e controverso, anche nelle scelte amorose. Tutti i discorsi su Tom Musgrave facevano pensare ad una forte attrazione da parte della giovane ma, nulla di tutto ciò, è rintracciabile in queste pagine. Il ragazzo perderà fascino e onore. Ed è un grande peccato perchè era molto promettente e, sicuramente, la Austen ne avrebbe fatto uno dei personaggi maschili principali.
Molti fatti si susseguono e, nonostante tutto, alla fine ognuno trova la sua strada e la sua serenità.
Tutti approdano ad un lido tranquillo. Tutti tranne Margaret..ma era così insulsa che nemmeno ce ne siamo accorti!

Non so se Jane Austen avrebbe scelto questo per i suoi personaggi.
Manca la passione. Quella scintilla che rende i personaggi vivi e indimenticabili.







Ci sono molti punti di vicinanza tra Emma e Jane.
Punti che vengono sottolineati dalla Aiken.

La famiglia numerosa.
La vita nella canonica di Stanton.
Il padre pastore, colto e studioso.
La malattia e la prematura scomparsa di questo che gettan le figlie in una situazione di difficoltà.
Il legame con la sorella, Elisabeth.
La voglia di indipendenza di Emma.
La possibilità di vivere con la propria arte. In questo caso, la musica.
I complimenti ricevuti dal Principe di Galles ed il consiglio, da parte del suo bibliotecario, di dedicargli la seconda edizione dei sermoni del padre.






Il libro non è brutto. Per essere apprezzato, a mio parere, va letto come una cosa a sè. Non come il seguito dell'originale scritto da Jane Austen.



Lasciamo "I Watson" al loro destino di incompiutezza.




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